Impegno dei cattolici in politica

11 Agosto

4 distinti cardinali prendono spunto ciascuno dalla figura di San Lorenzo per richiamare aspetti e doveri peculiari del cristiano

Avvenire 11 agosto pagina 17

 

2 Agosto

Bonalberti propone un esame della situazione politica attuale alla luce della mancata elezione del Presidente RAI e nella prospettiva delle elezioni europee del 2019.

“La ricerca dell’unità possibile é il tema che si impone nella priorità dell’agenda anche e, soprattutto, per noi cattolici in questa delicatissima fase della politica italiana.”

Alla ricerca dell’unità possibile

 

Reportage del quotidiano Avvenire del 28 luglio 2018

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16 Luglio 2018

Il dott. Ettore Bonalberti fornisce un quadro della situazione attuale e delle prospettive dopo le recenti prese di posizione del presidente della CEI, cardinale Bassetti, che rappresentano un fatto nuovo nella Chiesa italiana

Il nostro contributo per unità dei popolari

 

8 giugno 2018 – Appello del card. Bassetti

Il card. Bassetti, Presidente della CEI, nell’omelia svolta nella Basilica di Santa Maria in Trastevere ha, tra l’altro affermato :

“Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti ! L’ho detto ai cattolici fin dall’inizio del mio mandato, come presidente della CEI, e – dopo l’esperienza di questi mesi – lo ripeto con maggiore convinzione: non abbiamo paura della responsabilità politica. Non lo dico perché favorisca l’uno o l’altro disegno politico. Non è compito dei pastori!

Ma credo che i cristiani, in un momento così serio della nostra storia, non possano essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi – come diceva Paolo VI – quali “esperti di umanità”. Sì, non possano disertare quel servizio al bene comune che è fare politica in democrazia. Rischieremmo l’irrilevanza: “Voi siete la luce del mondo… né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,14-15). Far luce non è dominare, ma nemmeno nascondersi sotto il moggio.

È venuto il momento, come ho detto recentemente, di avviare nuovi processi, senza preoccuparsi di occupare spazi di potere. Nuovi processi in cui i giovani – soprattutto i giovani – si sentano chiamati ad assumersi nuove responsabilità e ad elaborare nuove “idee ricostruttive” per la democrazia del nostro Paese. Sono convinto che le energie morali di questo Paese sono ancora tante e tantissimi siano i talenti inespressi che necessitano di essere valorizzati.”

Di seguito il testo integrale.

Invito del Presidente CEI ad impegno dei cattolici in politica

Al link seguente sono disponibili i servizi audio e video

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/veglia-di-preghiera-per-l-italia-cardinale-bassetti-cei-sant-egidio

 

9 aprile 2018

Il discorso del Presidente Emanuel Macron alla Conferenza episcopale francese

Segnaliamo alcuni brani dell’intervento che ha suscitato molto clamore, per le grandi aspettative che lo stato francese ha dichiarato di avere nei confronti dei cattolici.

​I doni che ci aspettiamo da voi

Verso le elezioni provinciali 2018

Il Trentino 10 agosto

Sgarbi sostiene Fugatti – L’Adige 6 agosto

L’Adige 19 luglio Berlusconi appoggia Elena Testor

Movimenti al Centro

L’Adige 18 luglio

Il Trentino 17 luglio

Tre di De Laurentis aderisce al centrodestra

Kaswalder e UDC nel centrodestra

Discesa in campo di Valduga 22 giugno

15 giugno situazione in evoluzione nel centrosinistra e area civica

TRE – il movimento di Roberto De Laurentis

Il Trentino 10 giugno

Il Centrodestra e le Comunità di Valle

Il Trentino 16 maggio

Analisi del nostro coordinatore, pubblicata sul quotidiano L’Adige il 14 maggio

Con l’accordo Lega – M5S il centrodestra va in crisi

Trentino 3 maggio

Il Trentino 27 aprile

Trentino 19 aprile

Il manifesto di Geremia Gios  – pubblicato sui quotidiani trentini il 25 marzo

ASSURDO ATTACCO ALLA LEGGE MANCINO

EDITORIALE del quotidiano Avvenire di sabato 4 agosto

ANTIDOTO NECESSARIO

La cosiddetta Legge Mancino in realtà… era un decreto legge. Nacque, prima di essere convertito in legge dal Parlamento, per iniziativa di Nicola Mancino, ministro dell’Interno nei governi guidati da Giuliano Amato e da Carlo Azeglio Ciampi. Era il 1993, non un secolo fa, ed evidentemente c’erano i presupposti di necessità e urgenza richiesti per ogni decreto legge. E il ministro era un uomo della Democrazia Cristiana, non certo un «globalista» ideologico e/o affarista, malato di «razzismo anti-italiano», come il ministro Lorenzo Fontana ha definito ieri coloro che difendono la legge, proponendo l’abrogazione della stessa.

Eppure nel ’93 – ripetiamo, non un secolo fa – era necessario e urgente intervenire a fronte di un rigurgito antisemita che investì in particolare Roma, con svastiche e scritte contro gli ebrei lasciate di notte sui muri di diversi quartieri. Provocazioni in seguito alle quali, il 5 novembre del 1992, un gruppo di esponenti della Comunità ebraica assalì la sede del ‘Movimento politico occidentale’, di estrema destra. Alla fine si contarono due feriti e diversi danni materiali. Poteva andare peggio, ma fu uno di quei pomeriggi che non si dimenticano, un campanello d’allarme. Il Mpo venne sciolto proprio in seguito al varo del decreto Mancino. Era il periodo degli striscioni apertamente nazisti esposti da molti gruppi ultras negli stadi di calcio, con simboli, bandiere e tutto l’armamentario ideologico della galassia ‘nera’. Un fenomeno che sarebbe proseguito anche negli anni successivi all’introduzione della normativa, ma in misura via via più ristretta.

Sostenere che oggi quella legge non serva più, perché divenuta «una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano» – come ha scritto il ministro Fontana – significa anche affermare che oggi in Italia il pericolo di discriminazione razziale, etnica, nazionale e religiosa è inferiore rispetto a 25 anni fa. Però, se anche esistesse il «circuito mainstream» che Fontana accusa di «orientare le opinioni» utilizzando «l’arma ideologica del razzismo», è davvero difficile non vedere come i cambiamenti intervenuti nel frattempo nella nostra società abbiano accresciuto, e non diminuito, quel pericolo. Non foss’altro che per l’aumento dei flussi migratori e per la presenza di altre fedi religiose diverse da quella cattolica, che tanti in questi anni hanno indicato e continuano a indicare come un pericolo per il cittadino comune. Tra costoro non mancano gli esponenti del partito di cui il ministro è vicesegretario federale, la Lega, alcuni dei quali sono infatti incappati in grane giudiziarie a causa della legge Mancino. Del resto, nel 2014 proprio il Carroccio raccolse le firme (fallendo l’obiettivo) per un referendum abrogativo della stessa normativa.

Conforta, perciò, che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier Luigi Di Maio e l’altro vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, abbiano escluso che l’abrogazione rientri nell’agenda del governo in carica. Ma, a maggior ragione, colpisce che un ministro della Repubblica abbia pensato di lanciare una proposta così ‘pesante’ tramite Facebook. E soprattutto che lo abbia fatto il ministro per la Famiglia e le Disabilità, visto che di crimini d’odio se ne contano anche ai danni di disabili di ogni età.

Il clima avvelenato che si respira oggi in questo Paese non è un’invenzione di certi giornali o del «circuito maistream», qualsiasi cosa ciò voglia dire. E non c’è minimizzazione, precisazione o equivoco che tenga davanti all’evidenza. ‘Sdoganare’ in qualsiasi modo la discriminazione è un pericolo per tutti. Anche perché di odio ne circola già troppo, pure con la legge Mancino in vigore.